GRAVE DISCRIMINAZIONE LEGGE 104/92 E CONDOTTA ANTISINDACALE DA PARTE DEL QUESTORE DI NAPOLI E DEL DIRIGENTE COMMISSARIATO NOLA.

Signor Questore,

in riferimento alla Sua risposta con nota Cat. C5.14.Gab/2020 del 04 maggio u.s., con la quale forniva chiarimenti in merito allo spostamento del nostro Dirigente sindacale – Segretario SezionaleMartini Alessandro, questa Segreteria non si ritiene assolutamente soddisfatta delle pseudo argomentazioni da Lei addotte a giustifica della condotta del Dirigente del Commissariato di Nola, dr. Emilio Basile.

Come sovente ribadito, così come è reputata inaccettabile la condotta del Dirigente in parola altrettanto si può dire della Sua, giacché non si ritiene pensabile una siffatta risposta “…interpellato quest’ultimo…” riferendosi a quel Dirigente, anche perché si rammenta, laddove lo avesse dimenticato, che è Lei il datore di Lavoro, come tale responsabile di certe condotte.

Il Suo compito dovrebbe essere quello di organo super partes deputato a dirimere le controversie cercando di stroncarle sul nascere, ponendo un argine a certi comportamenti/condotte ed evitando che possano sfociare in procedimenti giudiziari, non certamente quello alla “Ponzio Pilato”, che invece queste diatribe le alimenta pensando di scaricare qualsivoglia responsabilità sull’autore della condotta. Perché così assolutamente non è!

Nel merito:

Partendo dal presupposto che l’oggetto di contestazione non è il “nuovo incarico assegnato all’Ass.C.C. Martini A.”, bensì l’allontanamento e contestuale assegnazione ad altro incarico di un dirigente sindacale che ha, presso il Commissariato di Nola, la carica di Segretario Sezionale, nonché membro del Direttivo Provinciale e che rappresenta in toto questa Segreteria, che nella fattispecie è il Signor Martini Alessandro, dipendente della Polizia di Stato.

Avrebbe potuto avere un senso, ma anche così molto in extremis, se il nostro rappresentante sindacale fosse stato assegnato ad altro incarico nello stesso stabile ove presta servizio, invece è stato letteralmente allontanato dalla Sede del Commissariato, di fatto assegnandolo alla vigilanza del Tribunale di Nola, edificio ubicato in altro differente stabile.

Facendo, questo, venir meno l’occasione del contatto del citato Segretario Sezionale con i propri rappresentati nonché la conseguente possibilità di tutelarne incisivamente gli interessi relativi.

Ed è proprio questo il fondamentale aspetto che costituisce un’incisiva lesione/menomazione della scrivente Organizzazione Sindacale, a tutto vantaggio ovviamente di altre diverse rappresentanze.

Il citato allontanamento ha, sin da subito, suscitato malumore fra gli iscritti al Coisp di quell’Ufficio, cagionando il ragionevole timore (più che fondato) che lo stesso trattamento possa essere riservato anche a coloro che di quella O.S. fanno parte, ledendo inevitabilmente ed incontrovertibilmente anche l’immagine del Coisp. Analisi questa che Lei stesso avrebbe dovuto autonomamente fare e per la cui mancanza è il primo diretto responsabile.

Inoltre, sempre a tutela dell’immagine del Sindacato, il fatto stesso che il Dirigente abbia ammesso di aver rifiutato il colloquio con il Rappresentante Legale della Federazione Coisp/Mosap – Giuseppe Raimondi – ritenendo all’uopo di aver già fornito ampie spiegazioni al suo Segretario Sezionale ed invitandolo a rivolgersi al suo diretto Superiore (Vicario), è un’ulteriore dimostrazione di condotta antisindacale proprio perché lui non è un semplice Funzionario addetto, ma il Dirigente responsabile di quel Commissariato di provincia e, come tale, ha anche il compito di relazionarsi correttamente con le OO.SS.

Ancora, il Suo documento più volte appella il Segretario Sezionale Coisp con la qualifica ma, si rammenta, che la normativa vigente separa la qualifica del dipendente con la funzione del Sindacato, tant’è vero che il Martini non a caso si è presentato a colloquio col dr. Basile trenta minuti prima dell’entrata in servizio, quindi per il futuro La invitiamo, quando trattasi di dirigenti sindacali nell’esercizio delle loro funzioni, ad evitare l’utilizzo della qualifica (grado) se afferente ad essi. …………(*LEGGI DOCUMENTO COMPLETO)

Volendo passare adesso alla disamina di quanto “quel dirigente” ha sostenuto in merito alla condotta del dipendente Ass. C.C. Martini Alessandro, è d’obbligo fare alcune premesse.

Innanzitutto, il genitore del citato dipendente è affetto da Asbetosi polmonare con insufficienza cronica per via della quale necessita di ossigeno respiratorio h 24;cuore polmonare cronica ipertensione arteriosa fibrillazione artriale permanente, demenza mista e Parkinsonismo secondario del tipo evolutivo, psicosi senile, ostruzione completa carotide interna esiti da ictus; per tutto questo è stato riconosciuto al soggetto una invalidità civile al 100% con accompagnamento e sulla base di ciò, è stata riconosciuta la L. 104 art. 3 co 3, oltre che una invalidità del 90% dall’INAIL (in quanto la patologia è stata riconosciuta come causa di servizio).

Stante tutto questo, il dipendente Martini avrebbe certamente preferito andare a lavorare anche 365 giorni all’anno anziché avere il proprio genitore affetto da tali gravissime patologie.

Detto ciò, è del tutto discriminatorio nonché assolutamente fuori luogo l’evidenziare di quel dirigente la ragione del trasferimento ad altro incarico, specie se fondato sull’esercizio più che legittimo da parte del dipendente della L.104 di cui lo stesso usufruisce per il genitore.

Si precisa che non esiste (e non deve esistere) alcun tipo di contrattazione o trattativa che serva a “barattare” un incarico anziché un altro, chiedendo come contropartita “la continuità del servizio” sapendo di sacrificare un diritto del dipendente e giocando su una situazione patologica che non può assolutamente essere sanata in altro modo se non con l’assistenza che la Legge garantisce all’ammalato e con la conseguente fruizione da parte del figlio (dipendente Martini) dei soli 3 giorni al mese concessi all’uopo. Quindi non si comprende l’utilizzo dell’avverbio “continui permessi ex l. 104”. Altrettanto grave è contare “i periodi di malattia e congedi ordinari” che, come probabilmente quel dirigente saprà, sono legittimi e non contestabili rientrando nel normale ciclo vitale di ognuno i primi, ed essendo garantiti per legge i secondi.

Volendo essere precisi fino alla fine, a riprova che il dipendente ha fruito dei permessi L. 104 quando realmente il genitore necessitava di assistenza, si sottolinea che lo stesso si è legittimamente assentato dal servizio non solo e sempre nelle fasce notturne ma in varie articolazioni orarie e per le motivazioni, sempre inerenti all’assistenza del genitore gravemente malato (mancanza della badante, accompagnamento per visite mediche, assistenza personale, ecc.). Nella Sua nota, si sottolinea “il malumore tra i colleghi” lasciando intendere che questo derivasse dall’assenza dell’Ass. C.C. Martini, poichè “ostacolava le richieste dei dipendenti nella fruizione del legittimo congedo. Si sottolineano, ancora, “le lamentele del restante personale inquadrato nella turnazione 08/14-14/20”, chiamato a sostituire il Martini, cosa che, secondo quel dirigente, “suscitava un evidente disagio nella gestione dei loro impegni privati”.…….. (* LEGGI DOCUMENTO COMPLETO)

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